Perché nello scetticismo generale le assicurazioni potrebbero davvero sfruttare la blockchain

Da Tuttosoldi, La Stampa, 10 settembre 2018

Quando uno dei padri di internet, Vint Cerf, ha twittato il 19 luglio un grafico con la parola blockchain, molti osservatori critici della «catena di blocchi», il database distribuito che supporta per esempio i Bitcoin e molte altre funzioni, hanno esultato. Il grafico di Cerf partiva da un’unica domanda, «Mi serve una blockchain?», e portava a una semplice risposta: «No». Il dibattito sulla presunta bolla della blockchain è già ricco di voci. In molti settori dell’economia le soluzioni tecnologiche con database distribuiti, ovvero senza un’autorità centrale come nel caso delle criptovalute senza «banca centrale», sembrano essere difficili da praticare e costose. Il World Economic Forum ha perfino elencato «undici domande» per aiutare i decisori e gli imprenditori a capire se la tecnologia sia adatta a risolvere uno specifico problema, prima di farsi travolgere dall’entusiasmo.

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Se Trenitalia pensa di diventare una piattaforma

La notizia sull’immediato è che il Ceo di Trenitalia dice che nei prossimi dieci anni la vecchia azienda italiana vuole lavorare in Europa e portare i suoi treni oltre i confini nazionali.

Ma il cambio di paradigma nell’intervista per La Stampa è nell’idea che Trenitalia diventi una piattaforma, venda i biglietti della concorrenza, di Italo o Alitalia, e di altri servizi. Una piattaforma aperta per non perdere il controllo dell’esperienza utente. Il cantiere è aperto e merita seguirlo.