Sul cedere alla massa e fare la propria pagina Facebook

Così ho ceduto, e mi sono fatto una pagina su Facebook. Per molto tempo sono fuggito perfino dalla scrittura in prima persona, e tuttora mi parrebbe una buona idea continuare, eppure ho ceduto.

Non mi ci trovo del tutto a mio agio, nella mia (piccola) pagina, ma per parlare del mio nuovo libro è una soluzione consigliata. Con qualche euro in ads posso raggiungere migliaia di persone interessate alle infrastrutture e, forse, a scaricare comodamente l’ebook. Potevo aprire una pagina per il libro (come avevo fatto per il libro su Trieste) ma poi avrei perso gli utenti per strada.

Facebook è una buona idea per tante cose. In questo momento sono uscite recensioni o articoli che parlano del libro sul Corriere della Sera, sul Sole 24 Ore, su Italia Oggi, ma il maggior numero di contatti diretti è arrivato attraverso Facebook e Twitter.

Ero restio per ragioni varie. Intanto, una volta le pagine si chiamavano “fan page”, e che io stesso facessi una pagina fan per me, beh, faceva un po’ pena. Poi c’è che Facebook ha poca ironia, e così se condivido sul mio profilo personale un post della pagina, mi troverò a leggere che “Beniamino Pagliaro shared a link via Beniamino Pagliaro”. Antiestetico. La principale ragione è infine l’effetto “ti sei montato la testa?”. Rispondere (e forse anche parlarne) non servirà a tacitare il tremendo sospetto (un giornalista, poi: ca$ta!!1!), meglio tacere.

Ci sono altri effetti positivi. Come Paolo Valdemarin dice da tempo, il tuo social network dipende da te (Vincenzo Cosenza ha confermato la tendenza negli aggiornamenti di Facebook): così chi sceglierà di seguire la mia pagina potrà ricevere le “notizie” sul libro o sui prossimi passi di Good Morning Italia, gli altri no. Ecologia dell’informazione? (cit. Luca De Biase).

Ho sempre pensato che scrivo per essere letto. Non è importante quanti siano (Sergio Maistrello parlerebbe di metodi sbagliati per misurare l’audience), ma se siano interessati. Scrivere il libro è il primo passo, farlo leggere fa parte del gioco.

 

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