Il bene comune e l’infrastruttura

Giorgio Santilli scrive egregiamente dell’Italia senza rete, oggi sul Sole 24 Ore.

Sanno che con le loro tasse pagano i costi di quelle opere, non di rado gonfiati da tangenti e varianti. E sanno che, se l’opera si realizza sotto casa loro, per un certo numero di anni – in genere non inferiore a dieci – dovranno sopportare i disagi del cantiere. L’impatto ambientale è diventato più importante della stima dei benefici dell’opera. La retorica e la disinformazione – alimentate dal malaffare e dalla rabbia dilagante – imperversano, nessuno capisce più il valore della infrastruttura «bene comune».

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