Perché nello scetticismo generale le assicurazioni potrebbero davvero sfruttare la blockchain

Da Tuttosoldi, La Stampa, 10 settembre 2018

Quando uno dei padri di internet, Vint Cerf, ha twittato il 19 luglio un grafico con la parola blockchain, molti osservatori critici della «catena di blocchi», il database distribuito che supporta per esempio i Bitcoin e molte altre funzioni, hanno esultato. Il grafico di Cerf partiva da un’unica domanda, «Mi serve una blockchain?», e portava a una semplice risposta: «No». Il dibattito sulla presunta bolla della blockchain è già ricco di voci. In molti settori dell’economia le soluzioni tecnologiche con database distribuiti, ovvero senza un’autorità centrale come nel caso delle criptovalute senza «banca centrale», sembrano essere difficili da praticare e costose. Il World Economic Forum ha perfino elencato «undici domande» per aiutare i decisori e gli imprenditori a capire se la tecnologia sia adatta a risolvere uno specifico problema, prima di farsi travolgere dall’entusiasmo.

C’è però un settore economico in cui la diffusione della blockchain sembra fare passi avanti significativi: le assicurazioni. Ernst & Young ha individuato in cinque aree chiave i benefici della blockchain per il settore: anti-frode e prevenzione del rischio, prevenzione dei sinistri e gestione, internet delle cose, nuovi modelli di pagamento e riassicurazione. Il modello economico dell’assicurazione fin dagli inizi si basa sulla copertura di un rischio e sulla verifica di determinate condizioni. Se a archiviare le condizioni e a tracciarle in modo incorruttibile e trasparente può essere un database distribuito, l’industria può davvero affacciarsi a un’evoluzione storica.

Le navi portacontainer di Maersk sono già assicurate con un sistema basato sulla blockchain per arrivare a polizze più efficienti. Per esempio, la posizione geografica rilevata con il Gps diventa un fattore da considerare: la nave è in zona di guerra o no? Più conoscenza sui beni da assicurare può spesso significare capacità di calcolare meglio il rischio e dunque anche di tagliare i costi, in primis quelli di gestione e burocrazia, che diventa basata su fatti e sensori salvati direttamente nella blockchain. 

L’innovazione può anche arrivare alla nascita di nuovi modelli di assicurazione. Una startup estone punta a cambiare l’industria anche sul fronte degli investitori: Black Insurance promette di aprire ai privati la possibilità di investire su un portfolio assicurativo «finora aperto solo alle grandi assicurazioni». La startup vorrebbe connettere i broker direttamente al capitale: in questo caso la blockchain diventa la tecnologia che permette un nuovo sistema.

«Black – spiega il fondatore Risto Rossar – consente ai broker assicurativi di soddisfare le esigenze del mercato e offrire agli utenti finali prodotti assicurativi più flessibili e ottimizzati, oggi difficili da trovare. D’altra parte, gli utenti finali possono finanziare questa innovazione attraverso la partecipazione al crowdfunding e agli investimenti in Black Syndicate».

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