Snobismo, volgarizzazione e concorrenza. Appunti da Cult Venezie

Appunti da Cult Venezie, dove ieri si è parlato di consumi culturali nell’epoca digitale. Massimiliano Tarantino, oggi responsabile della comunicazione di Feltrinelli, nota lo snobismo con cui i grandi gruppi culturali (italiani, aggiungo io) hanno interpretato il nuovo ambiente. Provando a conservare e condizionare il mercato. Un modello insostenibile. Oggi Feltrinelli prova a cambiare, l’approccio è olistico, e così un editore tradizionale e un grande libraio (46 milioni di italiani mettono piede in una Feltrinelli ogni anno, ma non tutti acquistano) ha aperto una televisione.
Giuseppe Granieri non era del tutto d’accordo. Ha raccontato (come sa) della volgarizzazione della cultura in corso, facilitata dall’accelerazione digitale. Volgarizzazione senza valore dispregiativo, ovviamente: diventa di tutti. Si parla ancora di “new media”, e la scelta delle parole è importante, perché l’evoluzione ha cambiato il modo di ragionare. Ma sono già passati vent’anni! Dalla scarsità all’abbondanza, i costi di distribuzione tendono a zero. Ho aggiunto io: cambia (o potrà cambiare) la struttura del bilancio di un gruppo editoriale, forse peserà di più il contenuto, che tradizionalmente pesava poco.
Laura Mirabella, country manager Italia di Deezer (ha confermato l’approdo di Deezer negli States nel 2014) accetta la sfida della concorrenza, anzi fa notare che la persistenza (passata) del modello iTunes di acquisto della musica non ha fatto bene all’industria. Oggi è diverso. C’è lo streaming e l’abbonamento flat: il contenuto è al centro, gran parte del costo per l’utente va all’artista: Deezer distribuisce. Dieci euro al mese per trenta milioni di brani, anche se gli italiani (con gli spagnoli) sono ancora un po’ infastiditi dal mancato download del file (la prevalenza del mattone in versione musicale).
End line: Venezia è bellissima.